Burnout, cosa è e come si affronta questa sindrome legata al contesto lavorativo.

Burnout, cosa è e come si affronta questa sindrome legata al contesto lavorativo.
17 Maggio 2021 Tecsam

Il Burnout colpisce più spesso le persone che lavorano nelle professioni di aiuto (come infermieri o poliziotti), ma è tipico anche di chi si ritrova schiacciato tra troppi impegni di lavoro e gestione della famiglia.

In un film del 1993, un bravissimo Michael Douglas, vestito da perfetto impiegato americano, camicia bianca e cravatta scura, una mattina rimane bloccato in un ingorgo mentre sta andando al lavoro: stravolto dal caldo torrido, prende la sua valigetta, scende dalla macchina abbandonandola nel traffico e va in giro a cercare guai, dando vita al suo “Giorno di ordinaria follia”.

Può accadere a tutti. Sentiamo le nostre ambizioni soffocate, non riusciamo a trovare idee o soluzioni per far bene il nostro lavoro, sentiamo che come professionisti non valiamo niente. Avremmo voglia di prendere la mazza da baseball e spaccare in due il monitor del nostro personal computer. Uno stato di esaurimento emotivo, fisico e mentale si impossessa di noi. Il lavoro ci sembra eccessivo, ingestibile. Che ci succede? Forse abbiamo la sindrome da burnout. Le persone colpite non sono più capaci di affrontare il proprio carico di lavoro quotidiano con le risorse disponibili e finiscono per soffrire di esaurimento cronico.

Burnout, significato e origini: chi rischia maggiormente il burnout?

Burnout o burn-out è una parola inglese che significa “bruciato”, “esaurito” o “scoppiato”, parola che è stata usata la prima volta negli anni trenta del secolo scorso in ambito sportivo e indicava l’incapacità di un atleta di ripetere i suoi successi … insomma quello che italiano definiamo ad esempio un calciatore “cotto” colui che magari ha fatto un grande campionato e l’anno successivo non ne azzecca una!

Il termine è stato poi ripreso dalla psichiatra americana C. Maslach nel 1975, la quale ha utilizzato questo termine per definire una sindrome i cui sintomi evidenziano una patologia comportamentale a carico di tutte le professioni a elevata implicazione relazionale.

Ma quali sono le professioni a elevata implicazione relazionale? Chi rischia maggiormente il burnout? Per quali lavori?

  • I lavori cosiddetti usuranti, in particolare quelli che prevedono un alto carico di responsabilità sulle spalle della stessa persona senza possibilità di delegare, è il caso di commercianti, imprenditori e liberi professionisti.
  • Le professioni in ambito sanitario, educativo e sociale: medici, infermieri, assistenti sociali e insegnanti, supportano un forte stress emotivo;
  • I lavori monotoni, alienanti, ripetitivi e senza crescita professionale, lavori che non prevedono sviluppi personali o professionali nel tempo.

Inizialmente la sindrome è stata correlata solamente alle “helping professions”, in seguito è stato riconosciuto che può manifestarsi in qualsiasi contesto lavorativo in cui esistano forti condizioni stressanti: senza generalizzare possiamo dire che si tratta di persone che hanno scelto con convinzione la loro professione e le cui aspettative vengono sistematicamente deluse.

Certo, non tutte le forme di stanchezza, demotivazione ed esaurimento sono manifestazione di una sindrome da burnout: è il contesto lavorativo che caratterizza il burnout; si sviluppa infatti nel fertile terreno in cui esiste un forte divario tra la natura del lavoro e la natura della persona che svolge quel lavoro.

Come si riconosce il burnout?

Ma come si manifesta? Come si riconosce il burnout? Mancanza di energia e nervosismo sul lavoro sono degli indicatori? La prima riflessione da fare è che questa sindrome – in costante e graduale aumento tra i lavoratori dei paesi occidentalizzati a tecnologia avanzata – si riferisce solo a un contesto lavorativo e non può essere estesa anche ad altre area della vita. Va perciò distinta dallo stress (che è piuttosto una concausa del burnout) e distinta dalla nevrosi, in quanto non è un disturbo della personalità ma del ruolo lavorativo. Secondo l’OMS sono “sensazione di sfinimento”, “aumento di distacco mentale e cinismo rispetto al proprio lavoro” e “calo dell’efficienza lavorativa” i principali sintomi da tenere sott’occhio. Questi indicatori si traducono in veri e propri sintomi fisici: mal di testa, stanchezza, disturbi del sonno, tensioni, disturbi gastrointestinali, tachicardia … e sintomi psichici: calo della fiducia in sé stessi, vuoto interiore, maggiore vulnerabilità in caso di delusioni o perdite, soddisfazione sempre minore sul lavoro, elevata sensibilità allo stress, malumore, infelicità e mancanza di interesse.

Se questi sono i sintomi è chiaro che il burnout non può essere sottovalutato: la demoralizzazione e la negatività per il proprio contesto possono sfociare, talvolta, nella depressione e in altri disturbi che in seguito saranno ancora più complessi da affrontare.

Ma stiamo parlando di una sindrome o di una malattia?

Ma stiamo parlando di una sindrome o di una malattia? Quando un disturbo ha una causa bene riconoscibile e in qualche modo accertata, si parla di malattia. Quando invece il disturbo è caratterizzato da una costellazione di segni e di sintomi, che si verificano insieme, ma che non è possibile ricondurre in maniera diretta e lineare ad una causa isolabile e univoca, si definisce sindrome. Per il momento si parla di sindrome da burnout. Alcune fonti però citano che la sindrome da burnout apparirà nella prossima classificazione internazionale delle malattie (ICD-11) stilata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Avverrà nel 2022 e sarà inclusa nella sezione “problemi correlati” all’occupazione o alla disoccupazione con il codice QD85. Ci vorranno quindi ancora un paio di anni affinché la nuova classificazione diventi effettiva, ma questo passo è comunque il riconoscimento di una realtà che finora non esisteva o non era ben inquadrata.

Cosa genera nel nostro quotidiano il burnout lavorativo?

I fattori che generano il burnout variano da persona a persona, in base agli obiettivi personali, le esigenze e il contesto di chi lo vive. Cascarci è piuttosto facile. Si comincia con un impegno esagerato nel lavoro, si alzano le pretese verso se stessi, si finisce con il vivere la professione e ai suoi obiettivi con un eccesso di idealismo, si scivola nel perfezionismo cronico, non si dice mai di no a un collega o a un superiore … Insomma la strada è segnata e le conseguenze sono evidenti: sovraccarico di lavoro, mancanza di riconoscimento per i propri sacrifici, a volte si finisce addirittura con il subire mobbing e si perde il controllo sul proprio ruolo e le proprie mansioni. Ecco allora che il burnout si manifesta quasi come un meccanismo di difesa adottato dai lavoratori per contrastare le condizioni di stress lavorativo determinato da uno squilibrio tra richieste di impegno e risorse disponibili.

E noi, quanto siamo informati riguardo questo fenomeno? Possiamo riflettere liberamente sul nostro ambiente di lavoro e scoprire potenziali cause di burnout? Quali fattori di rischio pensiamo di affrontare ogni giorno?

Con il Testo Unico in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro (D.Lgs. 81/2008) gli obblighi del Datore di lavoro in tema di valutazione del rischio si sono come ampliati e diversificati, ivi compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari, tra cui anche quelli collegati allo stress lavoro-correlato (che rientra, secondo l’art.28 del D.lgs. 81/08, all’interno di quei fattori che devono essere monitorati).

Tecsam offre servizi che mirano a identificare e valutare i rischi connessi con l’attività lavorativa affinché il personale aziendale e soprattutto i datori di lavoro, acquisiscano la consapevolezza dei rischi e operino per prevenirli e controllarli in modo sistematico e razionale. Tecsam sostiene le imprese clienti a cominciare dal supporto e organizzazione per incontri di formazione e informazione in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro, alla formazione per RSPP, addetti all’antincendio e primo soccorso, fino all’uso di ambulatori fissi e di Ambulatori Medico-Mobili attrezzati per l’espletamento della sorveglianza sanitaria on-site.

Burnout: conclusioni

Per concludere, dobbiamo ricordare che oggi, ai fini della tutela della Salute e Sicurezza sui luoghi di lavoro, la rilevazione dei livelli di stress lavoro-correlato diventa ulteriormente fondamentale per prevenire l’insorgenza dell’altra disfunzione organizzativa di cui abbiamo parlato in questo articolo divulgativo, cioè la sindrome del burnout. Va comunque precisato che, mentre la valutazione dello stress lavoro correlato è un obbligo normativo, che va ad inserirsi nel Documento di valutazione di tutti i rischi per la Sicurezza, ancora non si può dire lo stesso del burnout.

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